Le trote

Passate le feste, l’abbuffata elettorale sembra lontana un secolo.

Mentre rivedo i dati con calma, per andare a vedere i risultati raccolti da qualche conoscente in Campania (sono cresciuto e vissuto per 23 anni a Napoli), mi imbatto nell’ottimo risultato dell’amica Michela.

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, Michela è una bella e impegnata giovane di 30 anni, con un curriculum che parla di Master, collaborazioni in Soprintendenza, direzioni artistiche per vari eventi culturali in vari comuni della costiera amalfitana e pubblicazione di articoli scientifici.

Michela ha raccolto 5621 voti, con la sua faccia pulita e di precaria che cerca di impegnarsi e di crearsi il lavoro con le proprie capacità. Era, però, nella parte perdente e quindi non ce l’ha fatta. Non importa, resta un grande successo.

Poi scandaglio i dati delle altre regioni e mi ritrovo in Lombardia. Fisso lo sguardo sui numeri, guardo i nomi e mi soffermo su un’omonimia: Renzo Bossi. Stesso nome del figlio dell’Umberto senatur. No, non può essere lui, quel Renzo bocciato tre volte all’esame di maturità.

Non ci voglio credere, sarà che il cognome Bossi è molto diffuso nelle valli padane e Renzo, di manzoniana memoria, sarà diffuso come il nostro Salvatore o Giuseppe. Non posso credere che si dia fiducia ad un ragazzino di 21 anni già sotto accusa (più il padre, per nepotismo) per essere stato nominato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo. Giro, navigo, e infine trovo la triste conferma. È lui: la trota.

Sembra che lo chiami così il più famoso genitore. Riceverà, per il suo “impegno” da consigliere, oltre 12.500 euro netti al mese. Cerco ancora conferme e mi viene subito all’occhio un articolo di Francesca Fornario sull’Unità. È proprio vero, la Gelmini avrà esultato, l’università non serve.

Chi pensa che al nord fosse diverso si persuadi, tutto il mondo è paese. In genere non mi sono mai fidato dell’homus leghista, con il motto Roma ladrona non del tutto genuino, visto che in realtà è bramosamente attaccato alla mammella capitolina.

Su queta vicenda una piccola riflessione: chissà chi è davvero la trota…forse il popolo che lo segue nella corrente.

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